{besps}home|width=595{/besps}

 

EMPATIA

La galleria Triphè presenta,nella sede di Roma,la sua prima collettiva dal titolo Empatia. Con le opere in esposizione si vuole tentare una lettura dell'arte distaccata da aspetti talvolta autoreferenziali e narcisisti,per approdare ad uno scambio e ad una condivisione emozionale sia sul piano figurativo che concettuale .Sono due realtà queste che,fondendosi,potrebbero fornirci una lettura diversa dell'operato artistico. L'arte prova a proporsi come strumento teso a scardinare quella dimensione nella quale stiamo approdando sempre più:esageratamente distaccata,virtuale ed espressione di relazioni umane superficiali nonchè permeate da uno stato di liquidità. La scelta artistica di questa esposizione aspira a stimolare interrogativi che, al di là della immediatezza della figurazione,sondano celati messaggi concettuali.L'arte , infatti,che da sempre è un qualcosa che si tocca e si sente,comporta necessariamente,um coinvolgimento sia dell'intelligenza razionale che della emotività;proprio questa fusione,potrebbe portare ad uma lettura più esaustiva dell'opera. Gli artisti coinvolti sono: Salvatore Alessi,Roberta Coni,Moreno Bondi,Adriano Fida,Enrique Moya,Sara Lovari,Franco Giletta,Antonio Finelli,Giuseppe Barilaro,Marco Stefanucci,Veronica Montanino,Francesco Bancheri,Elena Uliana,Re,Davide Dall'Osso,Ma Lin,Claudio Magrassi,Li Zi,Alessio Deli,Roberta Maola,Benjie Basili Morris,Teresa Merolla,Salvatore Pellegrino,Kristina Milakovic,Arteinacciaio Cavalieri,Lorenzo Santinelli,Gianluca Sità, Salvatore Camilleri. L'empatia intesa come capacità di coinvolgere emotivamente il fruitore con un messaggio in cui lo stesso è portato ad immedesimarsi,sottolinea la presa di coscienza e la consapevolezza di un sentire che può rigenerarsi,anche,in un particolare modo di percepire l'arte. Ecco ,dunque , l'intento della collettiva:cercare di sottolineare che l'empatia può intercorrere non solo tra persone ma anche tra persone e cose.Un quadro,una scultura,possono aiutare a rigenerare un sentire più completo, fatto sì della percezione immediata dell'immagine ma anche dell'individuazione del messaggio nascosto posto alla base del profilo concettuale dell'opera stessa . La figurazione concettuale può essere, quindi,la strada da percorrere per una rieducazione delle emozioni.L'osservatore non guarderà,quindi,l'opera con un atteggiamento permeato da puro sentimentalismo o da stupore per l'immagine,ma anche con un background del sentire più analitico e quindi utile a stimolare maggiori riflessioni . Ben venga tutto ciò perchè possa,poi,come una eco trasferirsi a tutte le sfere del sentire.

PROMETHEUS

Promètheus è il progetto artistico che Giorgio Lupattelli presenta nelle sedi della Galleria Triphè, quale espressione di una sintesi creativa frutto di un percorso artistico articolato e complesso. Le opere in esposizione, prima a Cortona e poi a Roma, rappresentano, infatti, non solo le indubbie capacità pittoriche e scultoree di Lupattelli ma sono, soprattutto, l'espressione di un linguaggio artistico autonomo e ad alta identificabilità. Tutto questo, poi, nel rispetto di una maturità artistica stratificatasi nel tempo grazie, anche, al contributo formativo,peraltro mai disconosciuto da Lupattelli stesso, dei tanti artisti incontrati nel tempo e da lui stesso sovente omaggiati con citazioni più o meno esplicite. Il nome, poi, di Prometeo, scelto dall'artista per identificare i due momenti espositivi, non è del tutto casuale. Risponde, infatti, al preciso intento di stigmatizzare, in maniera marcata, una proposta artistica che, se pur in progress, vuole esaltare quella creatività tanto ben incarnata proprio da Prometeo, mito dell'uomo creativo per eccellenza. Le opere in esposizione, dalle tecniche più variegate, non ultima quella impiegata nel lavoro che dà il titolo alla mostra stessa Prometeo appunto, (stampa digitale a doppio passaggio opaco/lucido su alluminio dibond), ben rappresentano, poi, l'inquietudine che accompagna l'artista. Dice Lupattelli: "Credo che l'uomo contemporaneo sia probabilmente andato oltre il mito di Prometeo e, pur muovendo da sacrosanti principi, è sempre più in delirio di onnipotenza e si crede in diritto di adeguare il mondo a tutto ciò che lo circonda,alle proprie esclusive esigenze,fregandosene spesso delle conseguenze." Si tratta di una inquietudine che traspare in molte delle sue opere, quasi in bilico tra una classicità prorompente ed una contemporaneità destabilizzante. Una spinta artistica, la sua, evidente, espressione della ricerca di un punto di equilibrio quale armonia tra razionalità e irrazionalità, tra essere e apparire. La ricerca di un equilibrio che tanto attanaglia l'uomo di oggi, anche se sovente in maniera inconsapevole. Sottolinea Paolo Randazzo in merito all'opera di Vladimir Jankèlèvitch: l'avventura, la noia, la serietà: "Anzitutto stare a occhi aperti nella realtà e accettare il fatto che essa è complicata, difficile, non semplificabile;quindi acquisire strumenti di lettura del reale che dalla scienza e dalla filosofia traggano elementi di conoscenza,di consapevolezza e di saggezza che ci aiutino a sopravvivere ". È un'inquietudine,questa, che solo un'artista illuminato come Lupattelli poteva trasferire in maniera tanto efficace ed intensa nelle sue opere.

>