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I dipinti di Irene Malish fanno trasparire l'origine
dei suoi studi: l'architettura. Le linee segrete del campo geometrico
intuitivo, mediane e diagonali, sono utilizzate costruttivamente come
impalcatura e filo conduttore per l'orientamento dei suoi volti di donna. Un
'universo femminile' della immediata identificabilità, con un timbro
personalissimo, dove l'uso disinvolto e veemente delle contrapposizioni
coloristiche tutto riscalda, evocando germi espressionistici. Scriveva
Herman Bahr "un solo grido d'angoscia sale dal nostro tempo. Anche l'arte
urla nelle tenebre, chiama soccorso, invoca lo spirito: è
l'espressionismo". La pittura di Malish, coerentemente con l'affermazione di
Bahr, "accentua prepotentemente il ruolo del soggetto, le sue emozioni, la
sua interiorità". Una pittura materica, pregna di graffiature, spatolature e
creature che, in sinergia con lumeggiature riferite a Caravaggio,
costituiscono il mondo tecnico della sua produzione artistica. Di Caravaggio
coglie la poetica delle prime opere, quella dai toni lirici e trasognati. i
volti sono plastici; dalle bocche carnose e sensuali, con grandi occhi ora
persi nel vuoto, emblema come diceva Moravia, di un 'nodo di pensieri e di
sentimenti confusi e fuggitivi', ora socchiusi, quasi a trattenere i momenti
di rilassamento fisico e psicologico susseguente l'affettività.
Sono volti che non si concludono mai in se stessi e riescono, proprio con le
loro dinamiche disposizioni, a trasmettere il senso del 'non finito', del
'non delimitato'. L'osservatore è quasi
accompagnato, percorrendo le loro inclinazioni con uno sguardo a volo di
uccello, a travalicare mentalmente i margini della tela per costruire, con
il gioco della immaginazione, la loro sottostante realtà corporea.
"Attraverso una profonda partecipazione si entra nel meccanismo interiore
dell'immagine, si scopre una voragine di sentimenti nascosti sotto la
corazza dell'imperturbabilità, ci si affaccia sull'abisso del divino".
Volti divini, appunto, acheropiti della donna contemporanea, icone nei cui
sguardi la Malish coagula sogni, rimembranze, nostalgie misteriose e
impenetrabili magie: le magie della sua terra, di cui rincorre le infinite
distese e la 'bianca città dei giorni desiderati' di Nazim Hikmet.
Maria Laura Perilli
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